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Alla vigilia di uno dei week-end più importanti nella storia recente d’Europa, Ennio Doris, presidente di Banca Mediolanum, racconta il suo punto di vista su quanto sta avvenendo spiegando, innanzitutto, perché in Europa, stavolta non ci sarà rischio di contagi.

«Sono assolutamente certo che, né l’Italia, né gli altri Stati saranno coinvolti dalla situazione greca, qualunque sia la direzione che questa dovesse prendere. Il contagio è solo lo spettro utilizzato dagli speculatori per agitare le acque e rendere più agevole il loro operato. È fondamentale comprendere quale sia la situazione reale in cui ci troviamo – spiega Doris – e i mercati con il loro comportamento ci stanno dando delle indicazioni molto chiare in tal senso. In borsa, vivremo oscillazioni che potranno essere anche molto forti, in un senso e nell’altro, lo abbiamo già visto nel corso delle ultime settimane. Soprattutto il mercato italiano sarà quello che tenderà ad oscillare di più a causa del peso che le banche hanno sul listino di casa nostra e queste rappresentano delle splendide occasioni d’acquisto. Tuttavia, abbiamo notato come altri parametri, invece, abbiano mantenuto maggior stabilità. Lo spread è arrivato ad un massimo di 160 punti, i rendimenti sui titoli di stato non hanno subito variazioni consistenti, il rapporto di cambio euro-dollaro ha fatto altrettanto».

Questo perché, presidente, cosa è cambiato rispetto al 2012?
«E’ troppo importante sia per la Germania, sia per gli altri Paesi del Nord Europa che l’euro continui ad esistere. Così, come del resto è già avvenuto nel corso di questi ultimi giorni, Draghi potrà operare per continuare a fornire liquidità ad un mercato che così non rischia di essere preso di mira degli speculatori, a differenza di quanto avvenne prima del luglio del 2012. Allora, senza neanche dover intervenire sui mercati direttamente bastò che Draghi dichiarasse che avrebbe fatto tutto quello che era necessario fare perché lo spread crollasse. Oggi ha ripetuto le stesse parole e sta utilizzando il Quantitative Easing per mantere stabili i mercati. Insomma, l’intervento della Bce rappresenta un’elemento fondamentale nella gestione di questa crisi permettendo ai mercati di non incorrere in scossoni particolari: sono proprio le Banche Centrali le vere protagoniste di questo momento storico e non solo nel nostro continente”. Ma anche il peso della Grecia appare molto relativo dal punto di vista economico. “Stiamo parlando di undici milioni di persone, il cui pil, in rapporto all’ Europa pesa non più dell’1,8% e se rapportato a tutto il resto del Mondo, ne rappresenta lo 0,3%. Insomma i numeri ci dicono che quello che stiamo vivendo non è un problema di natura economica, anzi. Inoltre – continua Doris – anche se dovesse essere dichiarato il default dei greci, non è che questi scomparirebbero così come accadrebbe ad una qualunque azienda in caso di fallimento. La Grecia continuerebbe ad esistere, continuerebbe a consumare e produrre, il peso del suo pil potrebbe scendere ancora, ma non sparirebbe completamente e continuerà a sommarsi a quello del resto d’Europa a quello del resto del pianeta, alimentando, comunque, una crescita mondiale che in questo momento è abbastanza sostenuta e, come ricordato supportata dall’azione delle banche centrali».

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