Umberto Zanni non parla spesso, ma quando lo fa è sua abitudine essere schietto. Nella prossima assemblea di fine giugno abbandonerà la carica di amministratore delegato della Ras, che ricopriva dal 1978, mantenendo quella di presidente. Per motivi di età, ma anche perché «è il momento di preparare il futuro». Negli ultimi anni, Zanni aveva sempre ammonito interlocutori e azionisti avvisando che il periodo peggiore per le assicurazioni era in arrivo. Così, quando si è trovato a commentare i dati di bilancio ’90, ha parlato di un «anno tragico», le cui perdite tecniche sono state nascoste dai proventi di origine finanziaria. Ma nello stesso tempo ritiene di avere buoni motivi per credere che il ’91 possa essere un anno di svolta. In positivo.

Quali sono questi motivi, dottor Zanni?

«La responsabilità, innanzitutto. Per la prima volta da qualche anno ci sentiamo tutti responsabili di come vanno le cose. Sappiamo che se non vanno bene dipende da noi. Abbiamo toccato con mano che la situazione necessita di urgenti rimedi. E speriamo che il ’91 sia già un anno migliore. Ma è compito nostro, delle compagnie, mantenere equilibrio tecnico, condizione indispensabile perché l’assicurato possa ricevere soddisfazione. Poi ci sono gli interventi dei pubblici poteri che non dico debbano favorirci, come si fa in al tri Paesi, ma perlomeno vorremmo che evitassero di introdurre tariffe inadeguate, come si è fatto negli ultimi anni. Noi speriamo che tutti questi problemi vengano meno attraverso la liberalizzazione del sistema di Rc auto. Terzo motivo, e forse più grave, è il deterioramento della vita civile della società ita­liana. C’è un’ondata di criminalità senza precedenti, che impedisce l’utilizzo di statistiche e del calcolo attuariale. Qualche speranza che le cose migliorino cominciamo comunque ad averla, mentre fin o all’anno scorso non era pensabile».

In questo contesto si inseriscono le alleanze fra banche e assicurazioni?

«Le alleanze fra banche e assicurazioni sono dirette ad allargare la portata del prodotto assicurativo. Le banche hanno un pubblico importante e fedele. Sono milioni di risparmiatori. È dunque un mercato interessante per noi assicuratori. Non esistono invece alleanze tra compagnie. Può capitare di trovarsi insieme nell’ambito di alcune iniziative, ma è normale, e comunque nulla toglie al fatto che rimaniamo concorrenti. Non esistono “cartelli”, come qualcuno ha scritto». La Rc auto è da sempre una nota dolente per i bilanci assicurativi. Ora vi sono nuove polemiche per gli aumenti dell’11,7% e. per la richiesta di un ulteriore ritocco relativo alla garanzia dei familiari trasportati, pari al 5,5%, poi ridotto dalle autorità di controllo al 2,5%. La liberalizzazione sarebbe la panacea di tutti i mali? «Questa della Rc auto è una diatriba annosa. Nell’ultimo caso è stata creata una nuova garanzia obbligatoria, la quale ovviamente ha un prezzo, che era stato quantificato in un aumento del 5,5%. C’è stato concesso un 2,5%, non credo sia giusto. Vede, sulla Rc auto anche noi abbiamo fatto calcoli, e non coincidono con quelli dei pubblici poteri. Chi ha approvato le tariffe ha previsto una diminuzione della frequenza dei sinistri pari al 4%. Noi invece l’abbiamo prevista invariata. Disgraziatamente se guardiamo indietro vediamo che avevamo ragione noi. Per evitare le diatribe ci auguriamo che si pervenga alla liberalizzazione delle tariffe e che essa si accompagni a più artico late form e di personalizzazione del rischio. Ci sono delle indagini statistiche che permettono di attuare tariffe differenziate, e potremmo seguirle. In quel momento, ogni categoria di assicurati avrà la sua, e ogni compagnia la sua: il mercato diventerà più evoluto e la concorrenza sarà maggio­re, ma più sana».

Secondo molti osservatori con l’integrazione europea saranno dolori per le compagnie di assicurazioni italiane.

«In Europa, e non solo in Europa, noi ci stiamo da qualche anno. Non è che facciano le cose in modo molto diverso da noi. Per esempio, e lo dico senza retorica, all’estero sareb­bero orgogliosi di avere una compagnia come le Generali. Crede che in Italia lo siano?».

Mette il dito nella piaga. In questo periodo si è fatto molto parlare del brutto bilancio ’90 del Leone di Trieste, per non dire dell’aumento di capitale.

«Non si faccia trarre in inganno. Quella attuata dalle Generali è una linea politica di bilancio. Avrebbero potuto sicuramente uscire in un altro modo. Le Generali hanno spalle molto
grosse».

FONTE: Il Messaggero
AUTORE: Auro Palomba

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