Auro Palomba

Nordest, il commento di Auro Palomba nella rubrica Fatti&Confronti

Agenda. Non quella che ognuno di noi ha sopra la propria scrivania, bensì quella metaforica in cui si segnano gli appuntamenti fondamentali per il Paese. Finché a scrivere saranno Roma o Milano, il Nordest non potrà competere. Questo, a mio modo di vedere, è il gap più grande da colmare per far incidere questo territorio a livello nazionale. Leggendo le pagine di «Milano/Nordest la troppa distanza» di Dario Di Vico, mi viene quindi da dire che ha colto nel segno. Mi ha fatto ricordare le ragioni per cui io, milanese, volli che Community avesse – oltre a quella a Milano – una sede principale nel Nordest: perché l’unico modo di aiutare imprese, politica e istituzioni di queste zone ad avete voce a livello nazionale è farlo anche da qui, cercando di esportare i temi, senza attendere che siano imposti da chi vive questo territorio con distacco e spesso con supponenza.

Una scommessa che a distanza di 10 anni si può dire vinta ma che, e questo è uno spunto su cui meditare, non ha fatto proseliti nel nostro settore. Allora ero convinto che fosse indispensabile costruire un ponte tra il Nordest e Milano. E ne sono fermamente convinto oggi. Questo è un territorio che non ha smesso di stupirmi per le sue immense potenzialità. E per quanto non riesca a esprimerle compiutamente. Essendo quotidianamente il tramite tra questi due poli, ho la prova di come Milano abbia una percezione limitata del Veneto. Lo vede come una compagine eterogenea, non in grado di esprimere un consenso e iniziative condivise. E vittima di alcuni problemi atavici: campanilismi e assenza di un’agenda chiara delle priorità. L’agenda si costruisce con i progetti. Non dobbiamo dimenticale quanto di buono ha lasciato l’esperienza della candidatura olimpica per Venezia 2020 – seppure sfortunata. II sostegno è staro compatto e trasversale. È in questo modo che bisogna procedere nelle prossime sfide, siano i mondiali di Cortina del 2017 oppure la capitale della Cultura del 2019.

Il Nordest convincerà Milano e l’Italia di essere un interlocutore «alla pari» soltanto dando un’immagine diversa di sé. Quando parlo delle realtà ili questo territorio con i giornalisti dei media nazionali, devo iniziare cercando di spazzare via alcuni luoghi comuni. Quelli legati al dialetto, a certe figure molto amare in singole città anche per le loro esternazioni sopra le righe, ma che sono inevitabilmente destinare a restate sui palcoscenici di provincia. Oppure l’innata tendenza a dividerci, quasi che il successo altrui sia un demerito per me, dimenticando che si è forti fuori solo quando si è forti in casa propria.
Cosa bisogna comunicare? La straordinaria capacità innovativa, una caratteristica che non ha eguali. Oppure la tenacia con cui questo territorio ha saputo rialzarci e rimettersi in gioco svariate volte. C’è un gap culturale e di mentalità, come rileva Di Vica. E allora è da qui che bisogna partire.

Occorre necessariamente rendere la A4 più breve, per così dire. Non credo Milano e il Nordest parlino due lingue diverse. Vedo anzi molti tratti in comune. la differenza sostanziale è a livello di agenda. Milano ha chiaro dove vuole andare. E come. Poi, magari, rischia di non arrivarci (come le vicende dell’Expo 2015 dimostrano). Il Nordest non ha ancora questa consapevolezza. Parte sempre in rincorsa e disperde risorse e opportunità.
Questo è un territorio che ha conosciuto uno sviluppo economico molto rapido. La classe dirigente nordestina è nata successivamente. Anzi, sta nascendo. È indubbio che – una volta creata – avrà un vantaggio rispetto a quella milanese: sarà più giovane. Quindi più fresca, dinamica, Innovatrice. A lei spetta cercare di portare questo territorio al livello – di comunicazione, di immagine ma prima di tutto di agenda – che merita.

FONTE: Corriere del Veneto
AUTORE: Auro Palomba

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