I.L.: I piani allo studio dei governi mondiali per contrastare la peggior crisi economica degli ultimi 70 anni sta portando anche le multinazionali a ripensare le proprie strategie per catturare la crescita ai quattro angoli del mondo. Per sapere quali sono i programmi di General Electric, tra pochissimo con il Presidente del Sud Europa Giuseppe Recchi.
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I.L.: Bentornato a Giuseppe Recchi, presidente del Sud Europa per General Electric e grazie per essere ancora con noi.

G.R.: Grazie a voi.

I.L.: Allora, la crisi finanziaria mondiale sta portando i governi di tutto il mondo a indebitarsi a livelli record per cercare di sostenere l’economia; come si sta preparando General Electric a cogliere queste nuove opportunità?

G.R.: Direi che questa è una dinamica totalmente nuova nello scenario economico generale, cioè oggi i governi sono diventati per le multinazionali come noi i veri diciamo attori primari, sono i clienti del futuro. Questa crisi è una crisi che ha avuto l’impatto e che ha l’impatto che sta avendo ma che pensiamo non sarà confinato a un periodo di un breve ciclo di due o tre anni, cioè le conseguenze di questa crisi avranno effetto su come si farà business nei prossimi 15-20 anni. Il mondo finanziario non sarà più lo stesso, il ruolo dei governi non sarà più lo stesso e per cui direi che un gruppo come il nostro che è accentrato sul business e sulle infrastrutture è predisposto per cogliere il massimo di questi vantaggi. Oggi sempre di più il tema dell’energia è un tema fondamentale, non sono cambiate le macrodinamiche che ne guidano la domanda e per cui quello sarà, diciamo, il core della nostra crescita oltre a tutti i temi legati alle infrastrutture medicali, alle infrastrutture dei trasporti sia ferroviario che aereo su cui noi siamo tra i leader mondiali.

I.L.: Nel Sud Europa di quanto potrebbe crescere il vostro giro di affari nei prossimi anni per quanto riguarda i progetti di infrastrutture? C’è qualcosa che già sta per partire?

G.R.: Ci sono, diciamo, tutti i piani di sviluppo delle infrastrutture europee che sono legati a favorire quella che è la rete, la logistica che permette il trading soprattutto tra i Paesi produttori di commodities e Paesi consumatori di tecnologie, per cui tutto il trading che c’era tra l’est e l’ovest oggi ha un’infrastruttura non adatta alla crescita che è prevista. Penso ai vari corridoi ferroviari che ci sono sulla rete europea oltre che i corridoi stradali. Per cui intorno a queste reti verranno costruite tutte le infrastrutture legate alle energie che serviranno ad alimentare la crescita. Per cui sono i progetti per i quali tra l’altro l’Europa aveva già previsto e confermato importanti stanziamenti su cui i grossi player avranno un ruolo decisivo.

I.L.: Tra l’altro il settore auto è anche quello più in crisi non solo in Europa e cerca soluzioni che siano anche ecocompatibili; è una buona opportunità anche per voi, dunque cosa farete nel settore dei trasporti? La partita del comparto auto rimette in gioco anche General Electric.

G.R.: Non tanto nel settore automobilistico ma quanto più nel settore della energia verde, noi avevamo anticipato quattro anni fa un programma di investimenti forti nel settore delle rinnovabili e che avevamo denominato Ecomagination non tanto per promuovere quello che è un dna aziendale attento e sensibile a queste tematiche, quanto proprio per individuare quella che pensavamo sarebbe diventata un’opportunità di business molto importante e su questo giochiamo sia con apparecchi per l’energia eolica che per energia fotovoltaica, per tutta la catena dell’energia, dal nucleare alla rinnovabile. Per cui direi che questo tema è amplificato da quelli che sono oggi gli investimenti diretti proprio alle rinnovabili, per cui non potremmo che crescere ulteriormente, infatti abbiamo previsioni molto ottimiste.

I.L.: Di quale percentuale di crescita in questo?

G.R.: Ma guardi, solo per esempio nell’eolico noi comprammo una società quattro anni fa che fatturava 400 milioni, oggi ne fa quasi 4miliardi, per cui è cresciuta triple digitpercent. Pensiamo che addirittura questo trend oggi non riguarderà i Paesi che prima forse erano più lenti a cogliere l’opportunità, penso agli Stati Uniti per esempio e per cui pensiamo a una dinamica altrettanto forte.

I.L.: Nuovo Pignone si è appena aggiudicata il prolungamento del più grande gasdotto del mondo, dalla Siria alla Cina per 370milioni di dollari; quanto vi aspettate di crescere nel settore gas&oil quest’anno?

G.R.: Guardi, Nuovo Pignone è la nostra, diciamo, bandiera nel settore, è una storia che è cominciata nel ’94, fu la prima privatizzazione fatta dal governo italiano, ai tempi la società fatturava un miliardo, oggi si avvicina quasi agli 8miliardi, ma soprattutto è rimasta a Firenze il centro della filiera, quindi il centro della supplychain che ha esportato nel mondo tecnologia attraverso anche crescita organica e acquisizioni. Il tema della oil&gas è cresciuto molto grazie al prezzo alto del petrolio, ma comunque il petrolio noi pensiamo sarà la fonte di energia primaria per i prossimi 50 anni almeno. Per cui siamo entrati, abbiamo cercato di espandere la filiera, il servizio al settore, quindi dalle turbine compressori che facevamo prima, adesso siamo entrati addirittura in tecnologie che riguardano l’estrazione sottomarina, per cui abbiamo una società che costruisce equipment da posizionare in fondo al mare per avvicinarci ai bacini addirittura altre tecnologie insomma che servono nelle diciamo tre segmenti della produzione che sono l’upstream, meadstream e downstream, per cui seguiamo un po’ tutta la catena di valore. Per cui oggi le previsioni sono molto ottimiste, il 2009 è già un anno che pensiamo di avere portato a casa, gli ordini sono già molto interessanti e stiamo già pensando al 2010.

I.L.: Avete già quantificato questi ordini per il 2009?

G.R.: Sì, in linea di budget per cui non sono ancora dati comunicabili però la previsione era arrivare ad avere un business nell’intorno di 10 miliardi di dollari entro il 2010-2011, per cui una crescita esponenziale.

I.L.: Quindi siete in linea con quegli obiettivi.

G.R.: Sì.

I.L.: Ecco, qualche giorno fa proprio il Capo Divisione della Nuova Pignone ha ammesso che potrebbe essere arrivato il momento giusto per fare delle acquisizioni, state guardando in particolare i mercati emergenti alla Cina e all’India?

G.R.: Più che i mercati, noi guardiamo alla, diciamo, alle tecnologie, noi cerchiamo sempre di completare la nostra gamma di know-how in modo da avere un rapporto con cliente il più rotondo possibile, cioè essere il provider d’elezione per tutte quelle che sono le esigenze. Per cui come dicevo abbiamo fatto una grossa acquisizione, si chiamava VectroGray, che è una società prettamente americana che operava in quel settore di tecnologie sottomarine e adesso ci spingiamo in tutte quelle che sono le varie ulteriori necessità tecnologiche per abbassare sostanzialmente quello che è il costo di estrazione e quindi poter diventare l’unico fornitore di grossi clienti del settore.

I.L.: Per quanto riguarda l’Italia, che è uno dei Paesi più importanti per la produzione di tecnologie ed energie rinnovabili, voi avete cambiato un po’ la strategia di qualche anno fa e adesso siete in cerca di qualche acquisizione?

G.R.: No, di nuovo, noi cerchiamo acquisizioni dove la tecnologia fa senso a livello globale, per cui la strategia di acquisizione non è mai guidata da quote di mercato, è sempre guidata una razionale che aggiunga valore a quello che è la nostra capacità di produzione. In Italia per adesso noi in quel settore non vediamo particolari occasioni dive ci sono aziende di grosse dimensioni, mentre invece l’Italia è un grosso mercato per il settore delle rinnovabili, per cui siamo presenti con i nostri uffici e con le nostre strutture per cogliere l’occasione di installare più impianti che produciamo in tutto il mondo.

I.L.: Di quanto potreste crescere nelle energie rinnovabili in Italia?

G.R.: Dipende da quanto, diciamo, i sostegno supporterà i vari imprenditori, il sostegno finanziario supporterà le iniziative imprenditoriali che sono state messe in corso. C’è stato un momento in cui l’anno scorso le iniziative erano moltissime, addirittura c’era una domanda di equipment che non si riusciva a soddisfare, né da parte nostra, né da parte dei nostri concorrenti, cioè la capacità produttiva nel mondo era limitata in funzione delle iniziative che erano cresciute. Con la crisi del sistema finanziario molte di queste iniziative che si basavano proprio su schemi di project financing sono un po’ scese, adesso con la ripresa del mercato pensiamo che ripartiranno, per cui insomma abbiamo target di crescita del 50%.

I.L.: Grazie a Giuseppe Recchi, Presidente General Electric Sud Europa.

FONTE: Bloomberg Television
AUTORE: Isabella Lamera

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