Claudio Descalzi

Il gruppo investirà due miliardi di dollari nel paese per sviluppare le risorse di idrocarburi

LA PERFORMANCE
Nel deserto occidentale il Cane a sei zampe ha raggiunto in questi mesi il livello record di produzione di 70 mila barili di olio al giorno

ROMA La direzione l’aveva indicata l’accordo quadro firmato a metà a marzo, a Sharm el-Sheik, in occasione dell’Egyptian Economic Development Conference, dal numero uno di Eni, Claudio Descalzi, e dal ministro del Petrolio e delle risorse minerarie egiziano, Sherif Ismail, che prevedeva per il gruppo di San Donato Milanese un impegno complessivo di 5 miliardi di dollari nei prossimi quattro anni al fine di sviluppare le risorse petrolifere nel Paese e, allo stesso tempo, di salvaguardare il ritorno degli investimenti di Eni. E ieri, sulla scia di quell’intesa, il gruppo di Claudio Descalzi ha sottoscritto un accordo di esplorazione con lo Stato africano che vale due miliardi di dollari in quattro anni.
Ad annunciare il nuovo tassello è stato il ministero del Petrolio egiziano che poi sottolineato come l’intesa apra la strada ad aggiustamenti dei prezzi del gas in alcuni contratti, come peraltro prevedeva il “patto” siglato a marzo. L’Eni investirà dunque 1,5 miliardi di dollari nel prossimo quadriennio nell’esplorazione, sviluppo e operazioni nel Sinai e nel delta. Il gruppo potrà avviare esplorazioni nel Sinai, nel Golfo di Suez, nel Mediterraneo e in alcune aree del delta del Nilo. Ulteriori 360 milioni saranno poi investiti nella perforazione di quattro nuovi pozzi nel nord di Port Said, mentre altri 80 milioni saranno utilizzati per la perforazione di uno esistente, e 40 milioni ancora nel Golfo di Suez. L’intesa prevede anche la firma di bonus per 515 milioni che serviranno a “coprire” alcuni debiti del Paese verso l’Eni.
Secondo l’accordo di marzo, gli investimenti sono finalizzati allo sviluppo di 200 milioni di barili di olio e circa 37 miliardi di metri cubi di gas. Quell’intesa gettava altresì le basi per discutere alcuni parametri contrattuali, inclusi l’applicazione di un nuovo prezzo del gas dove necessario ed estensioni temporali di alcune concessioni per garantire adeguati livelli di redditività ad alcune iniziative di Eni nel Paese distribuite nelle aree del Golfo di Suez, nell’offshore del Mediterraneo e nel deserto occidentale. Proprio in quest’ultima area del Paese, il gruppo ha raggiunto in questi mesi il livello record di produzione di 70mila barili di olio al giorno, raddoppiando di fatto in soli tre anni la performance di quella parte di Egitto. A spingere la produzione ha contribuito soprattutto la concessione di Melehia, situata a circa 300 chilometri a ovest di Alessandria d’Egitto. Lì, infatti, la produzione di Eni ha toccato quota 54mila barili di olio al giorno grazie ai successi esplorativi conseguiti nei temi geologici profondi, di età cretacica e giurassica. Mentre il restante della produzione è stato garantito da altre tre licenze di sviluppo (Ras Qattara, Raml e West Razzak).
L’eni è arrivata in Egitto nelo 1954 e il gruppo di Descalzi rappresenta attualmente il primo operatore internazionale di idrocarburi, con il 28% della produzione annuale di petrolio e il 27% di quella di gas nel Paese. Il colosso petrolifero opera in Egitto attraverso la controllata Ieoc (International Egyptian Oil Company Ieoc Production Bv) e impiega circa 5600 persone. Le principali attività produttive sono concentrate nel Golfo di Suez, in particolare nel giacimento Belayim e nel Western Desert, nella concessione Melehia, West Abu Gharadig e Ras Qattara, con produzione di petrolio e condensati, mentre le attività collegate al gas rinviano alle concessioni del Delta del Nilo di North Port Said, di El Temsah, dio Baltim, di Ras el Barr, di Thekhan, di Nile Delta e di East Delta.

 

FONTE: Il Sole 24 Ore
AUTORE: Celestina Dominelli

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