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Miraia, la startup fondata da Mattia Gibin che usa l’IA per prevenire i rischi negli appalti

Nel sistema degli appalti italiani, il confine tra conformità e rischio può essere estremamente sottile. Un documento mancante, una verifica effettuata in ritardo o un errore nella gestione dei cedolini possono esporre le aziende a sanzioni, contenziosi e danni reputazionali rilevanti. È proprio in questo spazio di complessità normativa e operativa che si inserisce Miraia, startup tecnologica fondata da Mattia Gibin con l’obiettivo di aiutare le imprese a controllare in modo più efficace il rapporto con i fornitori.

La società ha sviluppato una piattaforma che combina intelligenza artificiale e consulenza specialistica per analizzare i documenti degli appaltatori e individuare potenziali anomalie prima che si trasformino in problemi legali o economici. Operativa dall’inizio di dicembre, Miraia nasce da un’esigenza concreta: gestire la crescente quantità di controlli richiesti alle aziende che lavorano con fornitori e appaltatori. “Negli ultimi anni è aumentata molto l’attenzione degli enti di controllo sul corretto funzionamento del rapporto tra cliente e fornitore – spiega Mattia Gibin – Il rischio contributivo, retributivo e reputazionale è diventato centrale e molte aziende non riescono a gestirlo completamente in autonomia”. Alla base del progetto c’è anche un’esperienza personale. “Vengo da una famiglia di imprenditori e conosco bene le difficoltà operative nella gestione dei fornitori. Spesso il problema non è la volontà di rispettare le regole, ma la complessità dei controlli”.

Nel sistema degli appalti ogni fornitore deve produrre una grande quantità di documenti: cedolini paga, versamenti contributivi, certificazioni assicurative e documentazione contrattuale. Per le aziende committenti verificare tutto manualmente è complesso: i documenti sono numerosi, richiedono competenze tecniche specifiche, devono essere controllati con continuità. “Molte imprese fanno fatica anche solo a raccogliere tutta la documentazione nei tempi richiesti, figuriamoci analizzarla in modo sistematico”, sottolinea il fondatore. Il cuore della soluzione sviluppata da Miraia è una dashboard proprietaria che analizza i documenti caricati dagli appaltatori e li confronta con quanto previsto dal contratto collettivo nazionale applicato. L’intelligenza artificiale legge i documenti e restituisce una mappatura immediata dello stato di conformità. Luce verde: documentazione corretta; luce rossa: documento mancante o anomalia rilevata; luce gialla: documento in fase di verifica. “L’IA ci permette di analizzare grandi quantità di dati in tempi compatibili con le esigenze delle aziende”, aggiunge Gibin.

Accanto all’automazione lavora anche il team di professionisti della startup. I consulenti analizzano i risultati prodotti dalla piattaforma, identificano le criticità e preparano report per le aziende clienti. Il servizio include: analisi qualitativa delle anomalie, valutazione economica del rischio, indicazioni operative per la risoluzione dei problemi. “Non ci limitiamo a segnalare un errore – spiega ancora il fondatore – cerchiamo di quantificare il rischio economico e spiegare quale potrebbe essere l’impatto per l’azienda”. Le irregolarità più comuni riguardano: errori nei cedolini paga, inadempienze contributive, problemi assicurativi, documentazione incompleta o consegnata in ritardo. L’obiettivo di Miraia è diventare un riferimento nella consulenza HR applicata alla gestione degli appalti. La startup punta a coprire progressivamente tutti i contratti collettivi nazionali italiani e ad ampliare i servizi offerti.

Vogliamo essere un pilastro nel controllo degli appalti, aiutando le aziende a lavorare in modo più trasparente e sicuro”, afferma Gibin. Uno degli elementi su cui la startup punta maggiormente è lo sviluppo tecnologico interno. Tutto il software della piattaforma è progettato e realizzato in house da programmatori e sviluppatori coordinati dal responsabile ricerca e sviluppo. “Abbiamo scelto di investire direttamente sul team tecnico per mantenere il pieno controllo sul prodotto e sulla sua evoluzione”, spiega il fondatore. Attualmente il team conta circa quindici persone, ma la struttura è destinata a crescere nel corso del prossimo anno con l’ingresso di nuove figure tecniche, consulenti e professionisti commerciali. Il 2026 sarà anche l’anno dell’evoluzione tecnologica della piattaforma. Tra le ipotesi allo studio c’è l’introduzione di un assistente virtuale basato su IA che guiderà le aziende nella gestione quotidiana dei controlli documentali. Secondo Mattia Gibin, la sfida principale resta anche culturale: “Molte imprese vedono i controlli come un costo. Noi vogliamo dimostrare che possono diventare uno strumento di tutela e un vantaggio competitivo”.

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